La talpa (Talpa europaea) è un piccolo mammifero sotterraneo appartenente alla famiglia dei Talpidi. Diffusa in tutta Europa, è nota per la sua capacità di scavare gallerie e tunnel nel terreno, con grande impatto su giardini, prati e campi coltivati. La talpa adulta ha un corpo cilindrico, lungo circa 12–17 centimetri, con un peso che varia tra 70 e 130 grammi. La pelliccia è corta, morbida e di colore grigio scuro, perfetta per muoversi facilmente nelle gallerie. Le zampe anteriori sono robuste e palmate, adatte a scavare, mentre gli occhi sono molto piccoli, quasi nascosti dalla pelliccia, dato che l’animale vive quasi esclusivamente sottoterra. Le orecchie sono ridotte e invisibili, mentre il senso del tatto è molto sviluppato, grazie a vibrisse e peli sensibili.
Le talpe si nutrono principalmente di insetti e lombrichi, ma possono consumare anche larve e piccoli invertebrati presenti nel terreno. Sono animali solitari e territoriali, che trascorrono la maggior parte del tempo scavando tunnel alla ricerca di cibo. La loro attività crea cumuli di terra visibili in superficie, spesso chiamati “tortiglioni” o “monticelli di talpa”, che possono danneggiare prati e orti.
Gestione e prevenzione del problema
La talpa è difficile da catturare a causa della sua vita sotterranea, ma esistono diverse strategie per limitare i danni: è possibile utilizzare trappole meccaniche, come trappole a scatto posizionate nei tunnel principali, oppure dissuasori sonori o vibrazionali che sfruttano la sensibilità dell’animale alle vibrazioni del terreno. Alcune sostanze naturali, come olio di ricino o pepe, possono scoraggiare l’animale senza danneggiarlo. Un’altra strategia preventiva è mantenere il terreno meno favorevole alla talpa, riducendo la presenza di insetti e lombrichi in eccesso, irrigando moderatamente e evitando accumuli di terreno morbido in giardino.
È importante agire con cautela e rispetto: la talpa è un animale protetto in alcune regioni e svolge un ruolo ecologico importante, aerando il terreno e controllando insetti nocivi. L’obiettivo principale dovrebbe essere quindi limitare i danni piuttosto che eliminare completamente l’animale.
